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Il tuffo (alias Giacomino)


Nel luglio del 2012 abbiamo vinto un concorso internazionale organizzato dalla Provincia di Trieste, per la realizzazione di un’opera d’arte da realizzarsi all’interno del comprensorio dell’Ex Ospedale Psichiatrico Provinciale nel quartiere di San Giovanni, a Trieste.
Per i triestini questo luogo è l’ EX OPP. Qui è avvenuta una delle poche rivoluzioni che si siano celebrate in Italia, da parte di Franco Basaglia e tutte le persone che con lui hanno collaborato, a partire dalla moglie Franca Ongaro.
Il progetto nasce da una lettura critica della legge 180 e parte dall’assunto che il successo della rivoluzione portata da Basaglia dipenda in gran parte dal feedback della società nei confronti di tale cambiamento.
A tale scopo abbiamo voluto rappresentare la duplice condizione del malato, ossia prima e dopo l’approvazione della legge del 1978.
Gli elementi che compongono l’opera sono: un basamento in calcestruzzo e delle lame di acciaio corten che si innestano su di esso. Queste lame nel loro complesso restituiscono l’immagine di un cubo il cui interno racchiude una figura umana e sulla cui sommità è posta un’altra sagoma, anch’essa umana. Il cubo è formato da un fitto reticolo il quale evoca l’immagine di una rete neuronale che imprigiona l’uomo all’interno di una gabbia. La figura umana all’esterno invece rappresenta l’acquisizione della libertà. Abbiamo voluto porre l’accento sulla necessità che la liberazione dalla segregazione sia accompagnata da un gesto forte di accoglienza, senza il quale colui che viene “liberato” è destinato a cadere nell’oblio.

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L’opera vuole sottolineare una parte del lavoro di Basaglia che forse non ha mai trovato completo compimento, cioè quello spettante alla società stessa.
Il rapporto con il contesto del parco di S. Giovanni è teso a ricercare una partecipazione dello spazio circostante e degli elementi architettonici all’opera.
La stessa collocazione, pensata nello scalone monumentale del comprensorio ne aumenta la suggestività, in quanto la figura umana è orientata e tesa verso la città che lo deve “accogliere”.
Il legame col sito si manifesta anche nel rapporto che l’opera assume con l’osservatore vista la conformazione plani-altimetrica. La scultura è in asse con il grande viale alberato centrale, posizionata al centro della piazzola di arrivo dello scalone monumentale. In base alla posizione dell’osservatore saranno possibili diverse letture dell’opera, sia a livello visivo che di interpretazione. Le “lame metalliche” da cui è composta possono fornire infatti gradi diversi di visibilità a seconda dell’angolo più o meno accentuato rispetto cui sono osservate, garantendo all’opera maggiore o minore trasparenza a seconda del punto di vista.

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La prima lettura sarà sempre e comunque quella distante, che restituirà l’immagine di un individuo che si “tuffa” verso la città (o il vuoto sottostante). Avvicinandosi all’opera dallo scalone si leggerà il gesto nel suo dinamismo, trovandosi in contatto con la presenza dell’uomo sovrastante. Sulla piazzola di belvedere all’arrivo dello scalone sarà possibile vedere ciò da cui l’uomo fugge, cioè l’interno della gabbia che lo teneva costretto.

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In quest’opera si cerca di dare una risposta estetica a questioni tecniche e compositive che sono state scelte per il loro valore simbolico. Nello specifico la scelta strutturale è tesa a far diventare la scultura stessa come una grande trave reticolare, ove struttura e forma finale non abbiano distinzione.
A tale scopo si è proceduto a trovare una forma matematica che rappresentasse il reticolo che tiene costretta la figura umana e che potesse adempiere anche a funzione strutturale. Sì è deciso di ricorrere ad un diagramma di Voronoi tridimensionale, attraverso l’elaborazione di un algoritmo che ne permettesse poi un preciso disegno. Il Solido generato è stato sezionato ogni otto centimetri e da tali sezioni si sono ricavate le “fette metalliche” che compongono l’installazione.Il materiale metallico scelto è l’Acciao Corten.

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Il paradosso di questo materiale sta nel fatto che la formazione dell’ossidazione ne garantisce la forza e l’inattacabilità agli agenti atmosferici, conferenendogli inoltre un notevole pregio estetico legato al fascino della    finitura che fa leggere il passare del tempo. Le fette metalliche si innestano su un blocco in calcestruzzo armato. Il basamento in calcestruzzo ha un altezza di 50 cm, consentendo la seduta nella zona panoramica.

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